Franco Puddori

 

​Figlio di Minatore. Cresciuto a pane e codice barbaricino in una Lula stravolta da rivolte sociali, cultore e diffusore di solidarietà invisibile. 

 

 

Ispirato dai murales di Pinuccio Sciola e Diego Asproni, scopro la mia vocazione artistica durante gli studi all’Istituto d’Arte di Nuoro. 

Tra il laboratorio di ebanisteria, di arti murarie e di applicazioni metalliche, progetto e realizzo i primi prototipi di lampade e sedie, sviluppando attenzione per la funzionalità e la sostenibilità dei manufatti.

Per me la progettazione è il fulcro, la base di partenza per la realizzazione di ogni sogno, di ogni bi-sogno.

Durante il mio percorso di studi all’Accademia di Belle Arti di Sassari approfondisco lo studio sui materiali lignei e la loro applicazione strutturale e portante. L'utilizzo del legno come essenza primaria di materiale vivo ha caratterizzato il resto della mia carriera, prima con il modellismo e la costruzione di macchine sceniche in ambito teatrale poi con la sperimentazione di ambienti scenografici nel mondo del cinema (“Un delitto impossibile” e “Ballo a tre passi”). Dopo un primo approccio in età giovanile come docente, lavoro per decenni nel settore commerciale, come costruttore, arredatore e consulente, per poi ritrovare il mondo della scuola in età più matura, dove ho la possibilità di trasmettere la mia passione e le mie conoscenze ai giovani. Scopro con vera gioia che mi piace dare loro entusiasmo, farli sognare ed insegnargli a realizzare quel bi-sogno di cui a volte non sono neanche consapevoli. Ogni volta è un piacevole viaggio alla scoperta del sogno che vogliamo realizzare. 

Questo è uno degli aspetti che mi porta a Officine Condivise, la promozione della manualità come mezzo di (ri)appropriazione di competenze ed abilità artigianali. Non importa quale sia stato il tuo primo richiamo, se la falegnameria, la saldatura, la ceramica o le arti visive.

Le situ-azioni messe in campo sono propedeutiche all'accrescimento emozionale e conoscitivo per poter imparare a soddisfare quel bi-sogno, imparare a dargli forse un nome e di sicuro una forma.